Le Fontane Minori

Qui di seguito tutte le fontane minori che visiterete con il nostro tour!

Ciao, mi chiamo Silvia e con me visiterete la Fontana del Babuino.

LA FONTANA DEL BABUINO

Ciò che colpisce di questa Fontana è, anzitutto, la non corrispondenza del suo nome con la realtà. Il nome, “Fontana del Babuino”, ci suggerisce la simpatica idea di trovarci davanti una scimmietta assisa in trono nella sua fontana; niente di tutto questo.

Ad aspettarci c’è un uomo di straordinaria bruttezza, che ci fissa, semi-sdraiato su una vasca. La nostra mente di turisti ci mette in guardia: qualcosa non va! Prendercela con chi ci ha consigliato di visitare la Fontana? Querelare l’autore della guida turistica che stiamo consultando?

Ma no, non ce n’è bisogno. Basterà informarsi un po’.

Il Babuino non è una scimmia, bensì una ricostruzione di un Sileno (fauno della mitologia greca, particolarmente poco attraente e sempre pronto ad insidiare innocenti ninfe) risalente all’età romana; nel corso del tempo, la statua originaria andò distrutta, fuorché nel capo e si decise, così, non solo di crearle un corpo nuovo, ma anche di renderla protagonista di una fontana. Che onore!, sghignazzavano i Romani al vederla. E poiché non erano meno stupiti e divertiti di fronte alla sua bruttezza di quanto lo siamo noi ora, affibbiarono alla povera statua il nome di Babuino. Nel loro intento burlesco, però, non si resero conto di averle fatto un grande dono: durante il Risorgimento ed il Regno dei Papi a Roma, il Babuino divenne una STATUA PARLANTE, ovverosia una statua sulla quale venivano affissi biglietti anonimi di satira politica e culturale. La Fontana del Babuino è dunque la bocca silenziosa delle proteste dei Romani contro il potere ingiusto; ora bisognerà guardarla sotto una luce nuova e con un nuovo rispetto! Ma lei non se l’è presa per la nostra mancanza di cortesia. No, lei sa benissimo che le prime impressioni ingannano. E con il suo sguardo furbetto e malizioso continua a confermarcelo, quasi prendendoci in giro.

La prossima volta dovremo pensarci meglio, prima di fidarci solo di ciò che ci suggeriscono gli occhi!

Se siete curiosi di incontrare dal vivo una delle celebrità del Risorgimento romano, seguiteci e Ve la presenteremo volentieri. Il suo carattere è divertente e scherzoso, come quello di ogni buon fauno che si rispetti: e non vede l’ora di farlo conoscere anche a Voi!

 

 Salve a tutti! Io sono Alessandra e con me conoscerete meglio la Fontana delle Api…

LA FONTANA DELLE API

E’ una delle fontane storiche di Roma, che si trova all’angolo di Piazza Barberini con Via Veneto. Fontana di notevole interesse turistico, fu realizzata nel 1644 da Gian Lorenzo Bernini su richiesta di Papa Urbano VIII. Si presenta in forma di conchiglia aperta. La valva più in basso serviva essenzialmente a far abbeverare i cavalli, mentre l’altra valva, modellata per aderire all’angolo dell’edificio retrostante ossia Palazzo Soderini, era decorata alla base da tre api (simbolo della casata del Pontefice).

La sua collocazione originaria era sull’angolo di Palazzo Soderini, tra piazza Barberini e via Sistina. Fu tolta da lì nel 1867, scomposta e messa in un deposito comunale. Nel 1915, quando si decise di ricostruirla, la maggior parte dei pezzi non fu più trovata e venne ricostruita in travertino anziché in marmo. La valva superiore che presenta un’incisione che  ricorda l’intervento del Papa per la costruzione della fontana e del fontanile come “pubblico ornamento della città”  recita così:

 

VRBANVS VIII PONTIFEX MAXIMVS

FONTI AD PVBLICVM VRBIS ORNAMENTVM

EXSTRVCTO

SINGVLORVM VSIBVS SEORSIM COMMODITATE HAC

CONSVLVIT

ANNO MDCXLIV PONT XXI

Cosa aspettate?… la fontana delle Api vi aspetta!!!

 

Ciao! Sono Selene e con me visiterete…

 LA FONTANA DEL FACCHINO

Una volta giunti in Via Lata, incontriamo lo sguardo inquietante e perso nel vuoto di un vecchio facchino, il suo atteggiamento stanco e sfinito caratterizza la statua di questa fontanella. Quello che Vi starete chiedendo è: perchè visitare questa fontana, piccola, non bella e apparentemente insignificante?

Molta della sua importanza storica e culturale è dovuta al fatto che essa è la più giovane tra le statue parlanti, ovvero le statue in cui venivano affissi biglietti di satira politica e non, dedicati ai personaggi pubblici di Roma. Realizzata, probabilmente, tra il 1587 e il 1598 da Jacopo Del Conte, la statua raffigura il busto di un uomo che regge una botte, egli potrebbe essere un acquarolo, colui che prendeva l’acqua dagli acquedotti per venderla porta a porta oppure un certo Abbondio Rizio famoso per la sua capacità di bere grandi quantità di vino da lui trasportato. L’epigrafe dedicatoria, persa nel suo ultimo trasferimento in via Lata riporta:

“Ad Abbondio Rizzio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì”.

Una curiosità legata a questa fontana è il fatto che Luigi Vanvitelli attribuì la scultura di questa fontana a Michelangelo Buonarroti.

Volete scattare la vostra foto accanto la fontana? Volete saperne di più? Il nostro tour Vi aspetta!

 

 Ciao sono Rita e con me visiterete…

LA FONTANA DELLE TARTARUGHE

La fontana delle Tartarughe è una fontana di Roma, che si trova nella piccola piazza  Mattei, nel rione Sant’Angelo. La piazza era al centro dell’isolato dei palazzi che appartenevano alla potente famiglia Mattei.Fu costruita, su probabile progetto di Giacomo della Porta, nel 1581, e i lavori furono condotti dallo scultore Taddeo Landini.

La fontana è costituita da una vasca quadrata   con spigoli    arrotondati, che ospita  al centro un  basamento con quattro conchiglie  in  marmo portasanta, il quale a sua volta sorregge un bacino rotondo in  marmo africano bigio, con testine di putti sotto l’orlo, dalle cui bocche aperte deborda nella vasca l’acqua in eccesso. Alla struttura architettonica si aggiungono le sculture: i quattro efebi in bronzo disposti in pose uguali e simmetriche, poggiano il piede su dei delfini, di cui tengono in mano la coda e dalla cui bocca sgorga l’acqua che si raccoglie nelle conchiglie, mentre l’altro braccio degli efebi è sollevato sull’orlo della vasca. Le tartarughe che gli efebi sembrano spingere ad abbeverarsi nella vasca superiore e che hanno dato il nome alla fontana furono aggiunte in un restauro del 1658 operato per volere di papa Alessandro VII, e sono attribuite a Gian Lorenzo Bernini. Le tartarughe furono soggette a vari furti. Nel 1944 vennero asportate (e poi ritrovate) tutte e quattro. Dopo l’ultimo furto del 1979 furono tolte e conservate nei Musei Capitolini: quelle visibili attualmente sono tutte copie, che hanno rimpiazzato anche i tre originali superstiti. La leggenda popolare narra che il duca Mattei, il cui palazzo si affaccia sulla piazza cha alloggia la fontana, per stupire il futuro suocero (che non voleva concedergli la figlia in moglie), facesse realizzare in una sola notte la fontana. Il giorno successivo fece affacciare la promessa sposa con il padre alla finestra per ammirare l’opera. Quindi, perché nessun altro potesse più godere dello stesso spettacolo il giovane duca fece murare la finestra che così è arrivata a noi.

  Ciao sono Stefano e con me conoscerete…

LA FONTANA DEL NETTUNO

 La Fontana del Nettuno, già Fontana dei Calderai, è la fontana che si trova all’estremità settentrionale (quella curva) di Piazza Navona a Roma. Il vecchio nome le derivava dal fatto di trovarsi nei pressi dell’antico “vicolo dei Calderai” (o “Calderari”), una stradina occupata dalle botteghe di fabbri e venditori di padelle, pentole e stoviglie metalliche in genere.

  Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo“, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”).

 Il progetto del Della Porta prevedeva per entrambe una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata. Le successive migliorie, apportate dallo stesso Della Porta e poi, nel 1651, dal Bernini, riguardarono solo la “Fontana del Moro”, quella meridionale, sia per scarsità di risorse economiche sia perché, in epoca berniniana, la fontana sul lato sud della piazza si trovava di fronte al Palazzo Pamphilj, di proprietà della famiglia dell’allora papa Innocenzo X, nel quale abitava la cognata e favorita dello stesso pontefice Donna Olimpia Maidalchini. L’unico intervento di un certo rilievo, sempre ad opera del Bernini (e comunque qualche tempo dopo la realizzazione dello stesso intervento sulla fontana meridionale), fu la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca più ampia intorno alla fontana, che contenesse la precedente, con lo stesso disegno mistilineo.

 Prese l’attuale nome in seguito all’aggiunta dei due gruppi scultorei, “Le Nereidi con putti e cavalli marini” di Gregorio Zappalà e “Nettuno lotta contro una piovra” di Antonio della Bitta, avvenuta a seguito di un concorso pubblico indetto dal Comune di Roma nel 1873 e voluta per creare una consonanza stilistica con le altre due fontane presenti a Piazza Navona.

File:Roma-fontana del nettuno.jpg

Per qualsiasi informazione lascia un commento qui o manda un e-mail a: blueinrome.tour@gmail.com

Responses

  1. […] Le Fontane Minori Inserito da: lefontaneromane | 18 giugno 2010 […]


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