Pubblicato da: lefontaneromane | 7 settembre 2011

Se sei “Moro”, ti tirano le pietre…

Roma, 3 settembre 2011. Si accende la TV, si seleziona il televideo; un gesto distratto, quasi assonnato. Tra le tante notizie di guerra, malattie ed economia, ce n’è una di cronaca che ci colpisce.La Fontanadel Moro, in Piazza Navona, è stata fatta oggetto di un atto vandalico: infatti, le telecamere presenti nella piazza hanno ripreso un uomo che colpiva a sassate uno dei tritoni della fontana, mozzandone le orecchie. Le autorità stanno analizzando queste immagini e hanno già compilato un identikit che permetterà l’eventuale fermo previsto per quest’uomo.

Il punto è che non vi sono pene, se non pecuniarie, previste per chi danneggia un’opera d’arte: le pene detentive non sono contemplate, una leggera multa, una pacca sulla spalla e l’incidente si considererà risolto, tanto più che i frammenti delle orecchie del tritone sono stati ritrovati e quindi sarà possibile procedere al restauro.

Ma è giusto tutto questo? E’ giusto che qualcuno si possa permettere di danneggiare un’opera d’arte impunemente e ne esca praticamente pulito? Ci è stata data in dotazione una città che raggruppa in sé, DA SOLA, un patrimonio artistico sbalorditivo e noi che facciamo?! Una multa, nulla più, per chi ce la rovina.

Il sindaco di Roma, Alemanno, ha dichiarato che questo atto “costituisce un’offesa alla città di Roma”. Ciò che ci si potrebbe domandare è che cosa spinga una persona ad offendere un’opera d’arte ed una città intera; spesso si dice che la maggior parte degli atti vandalici siano effetto di malcontento e di noia profonda. Mi dispiace, mi dispiace per chi davvero si sente triste, scontento e persino annoiato. Ma io a questa storiella della noia e del malcontento ho smesso di credere già da un po’. Far passare un atto vandalico in nome della tristezza e della noia è il modo migliore per giustificarlo e, spesso, per non prendere provvedimenti adeguati. E’ vero, la tristezza è un potente motore delle azioni umane, ma è soprattutto motivo di crescita e sviluppo interiore; non possiamo dire forse lo stesso della noia? Le migliori menti dell’umanità si sono trovate nella posizione di stallo derivata dalla noia, ma ne sono uscite rinvigorite ed arricchite, pronte per nuove scoperte ed invenzioni. Poiché è evidente a chiunque che chi ha bersagliatola Fontanadel Moro non può ritenersi né sviluppato interiormente né tantomeno un’intelligenza superiore, è ugualmente chiaro che il problema di fondo è un altro. Il problema è il sasso.

Sembrerà stupido, ma tirare sassi a qualcosa significa fondamentalmente non accettare il suo modo di essere e quindi agire violentemente per cambiarlo; non è un’offesa alla città di Roma, ma all’essenza dell’arte in quanto tale, espressione di un’interiorità che va accettata senza pretendere che si adatti al nostro volere. Se quest’uomo è stato in grado di colpire con un sasso una fontana, nulla gli impedirà di colpire anche gli animali, altre opere d’arte, infine persone con un sasso. Perché punire aspramente chi colpisce animali e persone ma non chi colpisce opere d’arte?

Qualcuno potrà dire che animali e persone hanno una dignità che va rispettata. E forse non l’ha anche la nostra tradizione?

Il fatto è fresco di cronaca e di carta stampata, la ferita brucia ancora; ad ogni modo, datele tempo una settimana perché si sarà rimarginata perfettamente. Dopo la rabbia iniziale, cosa vogliamo fare di quest’uomo, che si è arrogato il diritto di mutilare un pezzo della nostra storia?

Anzitutto, potremmo proporre di far pagare per intero al nostro amico i lavori di restauro alla fontana. Non li ha? Pazienza, da qualche parte li troverà sicuramente. Nello stesso luogo in cui ha trovato l’ispirazione di commettere una carognata del genere.

Il problema reale è alla fonte di questo disgustoso episodio. In nome di cosa possiamo permetterci di non pensare e lasciar agire la violenza per noi? Che cosa spinge a bersagliare un’opera d’arte, non importa se con sassi o a martellate? Non è la noia né la tristezza a compiere questo miracolo di grettezza post-moderna; qui si tratta di ignoranza pura e semplice, la maleducazione che vuole travestirsi da superiorità. A questo punto sopraggiunge una grande tristezza (questa reale, però…); anzitutto per la povera fontana, bersaglio di un gesto stupido e volgare. Ma in fondo anche per quest’uomo. Nessuno ha avuto la pazienza di insegnargli a pensare, nessuno gli ha mai raccontato quanto tempo, sudore e costanza occorrono per realizzare opere di questa portata ed infine nessuno gli ha mai insegnato che nella vita non sono utili solo la forza e la prepotenza, ma anche un pizzico di rispetto e di umiltà, che non guastano mai. Anche un po’ di cervello, se volessimo proprio esagerare. Ma questo interessante signore deve esserne rimasto sprovvisto.    

Silvia


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