Pubblicato da: lefontaneromane | 22 giugno 2010

ASTRAMBIENTE presenta “Pasquino, la statua che parla”

La piazza di Pasquino, prende il nome dall’omonima statua. Essa raffigura un frammento di un’opera in stile ellenistico, priva degli arti e danneggiata nel volto. Diverse sono le attribuzioni della stessa: alcuni sostengono che faccia parte di un gruppo di statue dello scultore Antigonos che raffigura Menelao che sorregge Patroclo morente, altri ritengono sia Aiace con il corpo di Achille oppure Ercole che combatte con i centauri. In ogni caso, la statua fu ritrovata nel 1501 grazie agli scavi volti alla pavimentazione stradale e alla ristrutturazione del Palazzo Orsini che vedeva artisti come il Bramante e veniva eseguita per conto del cardinale Oliviero Carafa che insistette per salvare l’opera, ritenuta da altri di poco valore. Essa fu adagiata dove si trova ancora oggi. La statua divenne presto, però, fonte di preoccupazione per il potere di Roma, dovuta ai continui biglietti di satira prevalentemente politica, affissi al collo e ai piedi della statua che le garantirono la fama di statua parlante. Questi biglietti potevano essere letti da tutti, la mattina presto, prima che la polizia li togliesse. Creando scompiglio e fastidio ai rappresentanti del potere, la statua rischò di essere eliminata, infatti Adriano VI durante il suo pontificato ordinò di gettarla nel Tevere anche se i cardinali riuscirono a dissuaderlo da questa idea, intravedendo un attacco diretto al potere. Pasquino, venne così, vigilato giorno e notte dalle guardie, ma le pasquinate non si fermarono ma anzi trovarono terreno fertile in altre statue. Nemmeno con l’editto della pena di morte, i biglietti diminuirono. 

Per vedere la fine delle pasquinate bisogna aspettare la fine del potere temporale, con la breccia di Porta Pia che garantiva ai romani nuovi tipi di rappresentanti e nuovi tipi di stato. Solo nel 1938 con la visita di Hitler a Roma, alcune pasquinate si riaffacciano per far notare la vuota pomposità degli allestimenti scenografici.

L’origine del nome, rimane tuttora ignoto, alcuni lo attribuiscono ad un calzolaio o a un fabbro o ad un sarto oppure a un barbiere. Teofilo Folengo ritiene che Pasquino fosse il ristoratore della piazza, altri recentemente pensano che egli fu un docente di grammatica latina, i cui studenti, dopo aver notato una certa somiglianza con la statua, attaccarono i primi biglietti in segno di goliardia. Un’altra versione è quella che si rifà ad una novella di Boccaccio in cui il protagonista muore dopo aver mangiato della salvia, erba salutare, ad indicare chi viene danneggiato dalle cose ritenute buone.

Selene


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