Pubblicato da: lefontaneromane | 22 giugno 2010

ASTRAMBIENTE PRESENTA: L’APE NELL’ARTE NEL BERNINI

Si deve al genio di Gian Lorenzo Bernini (Napoli1598 – Roma 1680) la realizzazione di gran parte delle opere che nel corso del Seicento conferirono quel volto alla città di Roma che tanto piacque ai contemporanei e che affascina i visitatori ancora tutt’oggi. In possesso di uno spiccato talento artistico, Bernini divenne con rapida ascesa il protagonista del rinnovamento artistico di Roma voluto dalla chiesa. Fu proprio Papa Urbano VIII a consacrare Bernini artista ufficiale della corte pontificia e in particolare della casa Barberini che legò il proprio nome a tante realizzazioni del grande maestro. Urbano VIII fu un papa di vasta cultura umanistica, amante dell’artee della letteratura. Seguendo la terminologia araldica il suo stemma può essere così descritto: Arma: d’azzurro a tre api montanti d’oro poste 2, 1.
Le tre api furono scelte come emblema di operosità, da Urbano VIII. Ecco dunque la presenza delle api “barberiane” in molte delle opere commissionate dal Bernini proprio dall’illustre casato.

BALDACCHINO DI SAN PIETRO
            La prima grande commissione pubblica che Gian Lorenzo Bernini ricevette da Papa Urbano VIII fu quella di realizzare il baldacchino per l’altare maggiore della Basilica di San Pietro. Quest’opera, monumento architettonico barocco fu inaugurato nel giugno del 1633 dallo stesso papa. L’esecuzione dell’opera richiese molto tempo, circa 10 anni. Il baldacchino si sviluppa secondo una pianta quadrata ed è sorretto da 4 colonne tortili. Durante la realizzazione del baldacchino Bernini arricchì ulteriormente le colonne già ornate con puttini e api con del fogliame. Bernini volle posizionare ai piedi di una colonna una grande lucertola per arricchire l’opera di connotazione simbolica. Infatti, lo sguardo della lucertola è incantato in alto verso la luce e trova in esso giovamento proprio come l’animo umano resta in contemplazione e prova benessere nell’ammirare la luce divina. Sui basamenti marmorei delle 4 colonne è riportato lo stemma del Casato dei Barberini. Le tre api sono anche nel drappeggio alla sommità del baldacchino.

FONTANA DEL TRITONE
Della serie di fontane a cui si dedicò il maestro con passione, quella del Tritone di Piazza Barberini, interamente realizzata in travertino è ritenuta una delle più belle di Roma. Fra le code dei delfini che sorreggono la conchiglia sulla quale si accovaccia il tritone, il Bernini ha posizionato uno stemma dei Barberini per lato, la tiara e le chivi, simboli pontifici di Urbano VIII, committente dell’opera. Il tritone che soffia con impeto in una conchiglia fa uscire un getto d’acqua che crea una coreografia di grande effetto. La fontana fu restaurata nel 1932 e nel 1990.

FONTANA DELLA API
Subito dopo dell’esecuzione della Fontana del Tritone, a Bernini fu commissionata la costruzione di una fontana per abbeverare i cavalli come era consuetudine fare accanto ad una monumentale. Inizialmente collocata all’angolo di Piazza Barberini con Via Sistina, la Fontana delle Api consiste in un’enorme conchiglia con le valve aperte, quella superiore che aderisce alla parete di Palazzo Soderini, quella inferiore che funge da vasca di raccolta. Sulla cerniera di raccordo tra le due valve ci sono tre api barberiane disposte simmetricamente che sormontano le uscite dell’acqua. L’opera nel 1687 fu smontata e solo più tardi venne ricomposta all’imbocco di Via Veneto, sua attuale collocazione.

FONTANA DELLA BARCACCIA
Una delle più belle piazze di Roma è
Piazza di Spagna. Essa è caratterizzata dall’imponente scalinata e dall’antica fontana detta la Barcaccia, collocata ai suoi piedi. La fontana pur essendo opera di Pietro Bernini (Sesto Fiorentino 1562 – Roma 1629) viene qui ricordata in quanto le decorazioni a prua e a poppa sono opere di suo figlio Gian Lorenzo. La Barcaccia,è frutto della genialità di Pietro Bernini che sfruttò la raffigurazione di una barca in apparente pericolo di affondare per eliminare il problema della bassa pressione che alimentava la fontana. Le api e la chiavi che decorano la fontana sono i simboli della famiglia Barberini e di Urbano VIII, committente dell’opera.

MONUMENTO SEPOLCRALE DI PAPA URBANO VIII (BASILICA DI SAN PIETRO)
Una nicchia della Basilica di San pietro ospita un grande esempio di architettura funeraria: il monumento sepolcrale del più grande mecenate di Gian Lorenzo Bernini, il più volte citato Maffeo Barberini, papa con il nome di Urbano VIII. Gian Lorenzo fu chiamato a realizzarlo dallo stesso pontefice ma il lavoro a questo complesso impiegnò l’artista per circa un ventennio, dal 1627 al 1647. Il monumento è costituito dal sarcofago, dall’epigrafe dedicatoria e due statue allegoriche in marmo bianco( la Carità e la Giustizia). La Giustizia è con lo sguardo fisso in cielo e con il volto appoggiato alla mano in atteggiamento malinconico, mentre con l’altra mano sorregge una grande spada, la cui elsa è decorata da api. Dall’alto, domina la statua bronzea di Urbano VIII rivestito dagli abiti pontificali, mentre su tutto il sepolcro sono collocate api di bronzo.


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