Pubblicato da: lefontaneromane | 18 giugno 2010

ASTRAMBIENTE presenta “Roma: Bernini, gli illuminati, simbologia e fontane”

Roma, città regina che riesce ad abbracciare scienza e religione, ma cosa succede quando una vuole prevalere sull’altra? Lo scontro è inevitabile, così da sempre il bene e il male, gli angeli e i demoni, la realtà e la magia che alla fine, forse, tanto magia non è. Simboli, riti, illuminati e tra di loro, Bernini.

Ma, chi era veramente questo Genio? Perchè Dan Brown ha scelto proprio lui? E’ possibile che egli sia stato un illuminato? La moltitudine di simboli celata nelle sue opere non lo escluderebbe. Ma in fin dei conti cosa vogliono dirci quei simboli? Forse Bernini voleva svelarci qualcosa oppure metterci in guardia? Contro chi si schierava lui? Cosa scriveva nelle sue opere, nelle sue fontane?

Sappiamo che il simbolo degli illuminati è una piramide con un triangolo al vertice in cui vi è un occhio. Alla base della piramide si trova la scritta «MDCCLXXVI» cioè 1776, anno della fondazione degli Stati Uniti, ma anche anno della nascita dell’«Ordine degli Illuminati»: la società segreta fondata il 1° maggio da Adam Weisshaupt, allora professore ventottenne di giurisprudenza dell’Università dei Gesuiti in Baviera. Sopra il vertice della piramide compare la scritta «Annuit Cœptis», di «tredici» caratteri (come sono 13 i gradini) il cui significato è:“la provvidenza ha favorito il nostro impegno», «la divinità ha acconsentito» o anche «approva le cose iniziate». Sotto la base della piramide la scritta «contenente un evidente errore ortografico affinché la “divisa” «Novus Ordo Seclorum» risulti composta di 17 lettere invece di 18”, poiché la scritta corretta sarebbe «Novus Ordo Secolorum». Perché allora inserire volutamente un errore? Cosa significherà mai il numero «diciassette»?

Questo e tanti altri misteri circondano Roma e i suoi artisti, probabilmente non conosceremo mai la verità. Roma silenziosa regina non si svela o forse lei parla ma noi non abbiamo le orecchie adatte per ascoltarla, non siamo in grado di guardare dentro di lei. La consolazione si trova, però, nel fatto che possiamo ammirarla e cercare di capire e scoprire il suo vero mistero. Così, noi, come lo studioso di simbologia in “Angeli e Demoni”, Robert Langdon, possiamo contemplare Roma attraverso le sue fontane, che comprendono anche quelle di Bernini (la fontana dei quattro fiumi, la fontana del tritone, la fontana delle api, quella delle tartarughe e del Moro), e chissà forse un giorno Roma si spoglierà e allora la capiremo e allora ogni mistero sarà svelato.

Selene


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