Pubblicato da: lefontaneromane | 18 giugno 2010

ASTRAMBIENTE presenta: L’amore ai tempi di Bernini

Sono molte le notizie sulla vita di Bernini, sulle sue opere, molte le interpretazioni date alle sue opere. Perchè, dunque, non parlare di come Bernini intendeva e raffigurava l’amore? Parafrasiamo Gabriel Garcìa Marquez con il suo “L’amore ai tempi del colera”…chiudiamo gli occhi…torniamo nel XVII secolo…e conosciamo l’amore ai tempi di Bernini.

L’ “Estasi di Santa Teresa” è una delle maggiori opera scultoree di Gian Lorenzo Bernini, realizzata tra il 1647 ed il 1652. Gian Lorenzo Bernini è uno dei più grandi interpreti della spiritualità barocca, e fu particolarmente attento ai temi delle estasi mistiche: ecco probabilmente perché una delle cappelle della chiesa di Santa Maria della Vittoria è occupata dalla scena estatica narrata nei diari di Santa Teresa d’Avila.

L’opera ha avuto molteplici interpretazioni: si è pensato anzitutto ad un’estasi puramente mistica; tuttavia, il modo in cui Bernini sceglie di rappresentarla fa pensare piuttosto ad un’estasi corporea. Quale tra le due interpretazioni è quella giusta?

Il quesito rimane naturalmente aperto, ma è altrettanto probabile che i due tipi di amore protagonisti di un famosissimo dipinto di Tiziano, l’amor sacro e l’amor profano, coesistano indissolubili nell’opera di Bernini, sintetizzati nel generale concetto di amore, spirituale ma nondimeno carnale, carnale ma nondimeno spirituale: le due facce della medaglia non si escludono a vicenda, ed è anzi fondamentale che coesistano.

I personaggi stessi sono simbolo della duplicità dell’amore: Santa Teresa è in primis una donna, sede di amore spirituale, ma anche di fecondità e di una corporeità che non è possibile né corretto annullare; l’angelo è un’entità celeste sotto forma umana, ma è soprattutto, come ci ricorda Dante nel XXVIII canto del Paradiso, una “scintilla” derivante dall’amore di Dio, che, a causa della sua incontenibilità, si fece schiere angeliche, tanto “che ‘l numero loro / più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla”.

Oltre ad essere messaggero dell’amore divino, l’angelo è anche un uomo; e nello specifico, un uomo che capisce di aver vagato a lungo senza meta, alla ricerca della propria anima gemella, ma di essere ora finalmente giunto a destinazione.

Santa Teresa è l’anima che egli tanto faticosamente cercava, ed ora, dopo averla trovata, l’angelo può umanizzarsi, perdere i tratti più “divini” ma mantenere l’aura fiammeggiante che lo circonda e mostrarsi a Santa Teresa nell’aspetto che ella meglio conosce: quello di un “uomo di straordinaria bellezza”.

Se dunque è vero che l’angelo perde alcuni dei suoi tratti divini per amore, Santa Teresa dovrà fare lo stesso. Lo sguardo che la donna rivolge all’angelo è probabilmente la prima cosa a cui pensò Bernini nel realizzare questo gruppo marmoreo: lo sguardo incantato di chi contempla da vicino qualcosa di mai immaginato, sia esso appartenente all’universo divino, ma non meno a quello umano.

Ecco perché è impossibile scindere l’aspetto “sacro” dell’amore da quello “profano”; lo sguardo di Santa Teresa è ugualmente quello di una persona in preda ad un’estasi mistica, ma anche quello di una donna che osserva l’uomo che ama. Non è necessario che egli somigli a un angelo: lo sappiamo bene, è l’amore a rendere angeli le persone che amiamo. Di questo possiamo essere sicuri, Bernini condivideva la nostra opinione e probabilmente è questo motivo che guida la sua mano nello scolpire il gruppo: un motivo non immediatamente comprensibile a menti poco attente ma che si svela in sorrisi appena accennati, nella scompostezza di Santa Teresa, nella freccia impugnata dall’angelo. L’amore, perché amore sia, deve essere un viaggio in cui le persone coinvolte siano disposte a perdere alcuni dei propri tratti per acquistare alcuni dell’altro, disposti egualmente a dare ed a ricevere.

E’ incredibile come Bernini, seppur in una piccola cappella di una piccola chiesa di Roma, riesca comunque a trasmetterci un messaggio così universale ed indipendente dal tempo che consuma statue, monumenti, a volte persino idee. Ma per nostra fortuna, gli sguardi, i pensieri, le inquietudini di due persone innamorate non si consumano così facilmente, così come il genio di chi ha saputo mostrarcele e farcele rivivere per mezzo di un gruppo marmoreo. Siamo pronti anche noi a compiere il viaggio a cui Bernini ci invita?

Silvia

 


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